14/01/2025

Schermi su schermi: quando il concerto si vive (solo) attraverso lo smartphone

L'immagine è ormai un classico: una distesa di luci, non quelle del palco, ma quelle degli smartphone che si alzano come un maremoto tecnologico, catturando ogni istante di un concerto, un evento sportivo, una manifestazione cittadina. Il pubblico, apparentemente rapito, in realtà osserva il mondo attraverso un piccolo schermo, perdendo forse la magia dell'esperienza diretta. Artisti come Lazza ed Emis Killa hanno espresso più volte un certo fastidio per questa pratica, ma è davvero possibile biasimarli? E soprattutto, è possibile ignorare che proprio questa iperconnettività è alla base del loro successo?

Un mondo (iper)connesso

Viviamo in un'era in cui la condivisione è diventata un imperativo sociale. Documentare ogni momento, soprattutto quelli considerati "memorabili", è quasi un riflesso condizionato. Il concerto non si vive solo, ma si "posta". L'esperienza non è completa finché non viene condivisa con la propria rete di contatti virtuali. Questo bisogno di connessione costante, se da un lato può apparire alienante, dall'altro è un potente motore di aggregazione e diffusione.

Il punto di vista degli artisti

È comprensibile la frustrazione di artisti come Lazza ed Emis Killa. Salire su un palco, mettere in scena uno spettacolo per cui si è lavorato duramente, e vedere una platea che ti guarda attraverso un filtro digitale, può essere demotivante. Si perde il contatto diretto con il pubblico, quella magia che si crea nello scambio di energia tra palco e platea. L'artista si sente osservato, più che vissuto.

Il paradosso della visibilità

Eppure, è proprio grazie a questa iperconnettività che questi artisti godono di una visibilità senza precedenti. I video amatoriali, le storie su Instagram, i tweet in diretta, sono tutti tasselli di un mosaico che contribuisce a costruire la loro immagine e ad alimentare il loro successo. In un certo senso, gli smartphone che tanto li infastidiscono sono anche i loro più potenti alleati.

Trovare un equilibrio

Non si tratta di demonizzare la tecnologia, né di negare il diritto di documentare un evento. Piuttosto, la sfida è trovare un equilibrio tra la fruizione diretta e la condivisione digitale. Forse la soluzione non è vietare l'uso degli smartphone, come alcuni hanno proposto, ma educare a un uso più consapevole. Incentivare il pubblico a vivere appieno il momento, a connettersi con l'energia del luogo e con le persone presenti, e a utilizzare lo smartphone in modo più selettivo, per catturare solo alcuni istanti significativi.

Un cambiamento culturale

Questo richiede un cambiamento culturale, una presa di coscienza del valore dell'esperienza diretta. Bisogna imparare a distinguere tra il "vivere per postare" e il "postare per condividere un'esperienza vissuta". Solo così si potrà recuperare quella magia che rischia di perdersi dietro uno schermo, e permettere agli artisti di ritrovare quel contatto autentico con il loro pubblico, che è la vera essenza di ogni performance.

In conclusione, l'utilizzo degli smartphone durante i concerti e altri eventi è un fenomeno complesso, che riflette le dinamiche del nostro tempo. Non si tratta di condannare o assolvere, ma di comprendere e cercare un equilibrio che permetta di godere appieno sia dell'esperienza diretta che dei vantaggi della condivisione digitale.